Descrizione
Sommario
L’articolo esamina il travagliato rapporto tra testimonianza e verità nella cultura dei «maestri del sospetto», in primis Nietzsche, nella cui scia si pone Vattimo, i quali tendono a squalificare il valore di veracità del martirio, che per i cristiani, invece, rappresenta la suprema convalida di una testimonianza credibile. In una situazione culturale che banalizza la testimonianza, dando per scontato che sia falsa, l’autore mostra come testimonianza, libertà e verità formano un unicum inseparabile. Di fronte al «tribunale del mondo» il cristiano è chiamato a dare ragione della sua fede in modo credibile. San Massimilano Kolbe e i monaci trappisti di Tibhirine ce ne danno l’esempio.





Recensioni
Ancora non ci sono recensioni.