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Parole di Vita

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Descrizione

Editoriale

Con l’ultimo fascicolo di questa annata termina la presentazione del libro di Ezechiele, con la grande sezione che, dopo la raccolta centrale degli oracoli contro le nazioni, contiene un forte messaggio di speranza, con promesse di restaurazione e l’annuncio di un intervento divino capace di garantire un avvenire migliore.

Il capitolo 33 segna un punto di svolta nel libro del profeta Ezechiele e ad esso è dedicato il primo contributo (Benedetta Rossi), in cui vengono messe a fuoco le condizioni necessarie perché la novità possa trovare compimento. Mediante la ripresa strategica di alcuni temi e immagini significative, il profeta delinea i passi che conducono a una svolta possibile, inaugurata già dall’annuncio della caduta di Gerusalemme.

Il capitolo 34, che segue, comprende le grande polemica contro i pastori d’Israele che contrassegna la predicazione di Ezechiele, il quale però promette anche l’intervento benevolo del Signore stesso, presentandolo come il «pastore autentico», che giudica e condanna i capi corrotti del popolo (Giuseppe De Virgilio). Sarà proprio il Dio-pastore a donare la salvezza e ricondurre il suo popolo nella pace della terra promessa.

Vertice teologico di quest’ultima parte è il brano 36,16-38, che possiamo definire «il vangelo secondo Ezechiele» (Simone Paganini). Il profeta, infatti, annuncia che il Signore interverrà per salvaguardare il suo nome dallo scherno delle nazioni e tale intervento consisterà nel purificare il popolo e donargli un cuore nuovo di carne, asportando il cuore di pietra. In tal modo tutti, sia le nazioni sia Israele, potranno riconoscere che Yhwh è l’unico Dio, Signore della storia.

Un altro importante testo propone un’immagine giustamente famosa, quella delle ossa aride che riprendono vita per l’intervento dello Spirito divino (37,1-14): con attenzione ai risvolti esistenziali e pastorali, ne viene proposta una lettura esegetico-teologica (Donatella Scaiola).

Col capitolo 40 ha inizio la sezione finale del libro, denominata Torah di Ezechiele: spiegando il significato di questa parte, l’articolo la inquadra nel progetto teologico che struttura l’intero libro (Marco Nobile). Il tempio di Gerusalemme, che è andato distrutto, prima ancora era stato svuotato della presenza di Dio a causa dei peccati del popolo: ora però il profeta annuncia che Dio non abbandona il suo popolo, ma anzi gli fa grazia ritornando in un nuovo tempio che è una vera novità (40,1-43,12).

Un’ultima visione segna il libro di Ezechiele (47,1-12), indicando la potenza trasformante della grazia divina con il simbolo della sorgente che diventa fiume e determina la metamorfosi del deserto in un giardino (Claudio Doglio): dal nuovo santuario che verrà edificato, cioè dalla stessa santità di Dio, il profeta vede sgorgare la possibilità di un pieno compimento dell’esistenza umana.

Uno sguardo all’uso di Ezechiele nel vangelo secondo Giovanni conclude la trattazione monografica (Maurizio Marcheselli). Anche se non è mai citato esplicitamente, questo profeta fornisce infatti importante materiale per la costruzione del quarto vangelo, quali le immagini del pastore e delle pecore, della vite e dei tralci, della sorgente di acqua viva e del gesto compiuto dal Cristo risorto che «soffia» sui discepoli.

Al centro del fascicolo la «scheda biblica» ritorna sull’immagine delle «ossa aride» per presentare un nuovo percorso formativo, basato sul segno proposto dal profeta come promessa di vita (Serena Noceti).

Il «laboratorio biblico» (Valentino Bulgarelli) apre la serie delle rubriche che accompagnano l’intera annata, suggerendo alcune attività sul tema del profeta. Giunge al termine anche la rubrica dell’«apostolato biblico» (Dionisio Candido) che nel corso dell’anno ha presentato la Costituzione Dei Verbum; in questo fascicolo si sofferma sull’ultimo capitolo (nn. 21-26) dove i padri conciliari hanno raccolto alcune chiare indicazioni sul posto d’onore che la comunità ecclesiale deve riservare alla parola di Dio. La «vetrina biblica» (Claudio Doglio), quindi, propone alcune schede che introducono alla lettura di opere di recente pubblicazione, che possono aiutare ad approfondire lo studio della parola di Dio.

Infine, la rubrica di «arte» (Marcello Panzanini) espone un dipinto di Giovanni Antonio Vanoni, che rappresenta la visione di Ezechiele sulle ossa aride: in una distesa di scheletri, nel buio di una notte senza luna, un uomo anziano vede in visione Dio e subito la luce e la vita irrompono nella storia. La fine diventa l’inizio, la morte si apre all’intervento creatore di Dio che dona nuova vita.

Con l’ultimo fascicolo di questa annata termina anche la mia collaborazione a «Parole di vita», come coordinatore di redazione. Mentre ringrazio con riconoscenza i colleghi e i lettori, passo il testimone a don Carlo Broccardo, del clero di Padova, a cui auguro con amicizia un sereno lavoro.

 

Claudio Doglio

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