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La paspastoralità del Vaticano II. Limite o risorsa ?

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Descrizione

Nel tempo degli eredi

La celebrazione del cinquantesimo del Vaticano II, segna, secondo G.Routhier1, una tappa significativa nel processo di recezione del Concilio: «entriamo nel tempo degli eredi». La scomparsa (quasi completa) della generazione che ha fatto il Concilio ci pone nella situazione di coloro che ricevono un’eredità di cui poter disporre. E, come accade per ogni eredità, si può dilapidarla, rifiutarla, renderla oggetto di dispute e litigi, oppure accoglierla e farla fruttare. Il miglior modo per essere dei buoni eredi del Vaticano II e renderlo «bussola per il presente e per il futuro della Chiesa» consiste nell’imparare a «pensare con il Vaticano II»2. Ciò richiede di non ridurlo a un insieme di enunciati da preservare e da ripetere, bensì di assumerlo come modo originale di riflessione e come atteggiamento fondamentale, «una maniera d’impadronirsi delle questioni di un’epoca e un metodo per pensare nella fede».

«Se al Vaticano II si guardasse solo come a un aggiornamento della presentazione della dottrina cattolica da sostituire a quella offerta dai manuali nel periodo preconciliare, saremmo degli eredi ben poveri. Se dovessimo considerare il Vaticano II – scrive Routhier – solo nella sua dimensione di corpus dottrinale da preservare, saremmo paragonabili a quel servitore che restituì nella sua integrità il talento che gli era stato affidato. Se, invece, senza trascurare il patrimonio dottrinale che il Concilio ci offre e senza mancare di conoscerlo e approfondirlo, lo si affronta a partire dalle questioni che hanno nutrito la riflessione dei Padri; se riflettiamo con loro e a modo loro sulle questioni che sono state all’origine del loro discorso; se il Concilio viene di nuovo colto come un insieme di intuizioni basilari e di idee creative di cui possiamo far tesoro oggi; se a nostra volta ritroviamo quello stato d’invenzione in cui essi sono stati posti e che è alla fonte di ogni scienza, allora il Vaticano II può, cinquant’anni dopo…»3

parlare alle nostre comunità e segnare il loro cammino.

Secondo Routhier, tre movimenti creativi qualificano la recezione del lascito di un’eredità. Proponendo un’analogia con il problema dell’eredità del tomismo, il teologo canadese delinea il tema dell’eredità conciliare in tre mosse: a) riprendere il modo originale dei Padri conciliari (che gli studi storici ci hanno fatto conoscere) di porre i problemi con il metodo e le risorse che essi hanno messo in opera per prospettare una risposta alle sfide del loro tempo nella interazione tra soggetti, corpus testuale e nuovi lettori (il Vaticano II come stile); b) far emergere l’originalità del Vaticano II, le sue idee creative e le sue intuizioni basilari sia sul versante metodologico che contenutistico (il principio di …

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