Descrizione
EDITORIALE
In questo volume di Asprenas sono raccolti i contributi dei primi tre fascicoli
dell’annata 2023: si tratta di testi che, molto diversi per natura gli uni
dagli altri, rivelano comunque alcune interessanti convergenze tematiche.
Il primo studio, di SALVATORE INFANTINO, mostra il valore quasi paradigmatico
della figura e della vicenda di Tabithà – “discepola” della comunità
cristiana di Joppe, della quale l’evangelista Luca parla in At 9,36-43 –
la cui guarigione appare come un prolungamento dell’azione di Gesù dentro
e attraverso i suoi discepoli. L’autore fa emergere dal testo soprattutto il
ruolo “diaconale” svolto dalla donna tra i cristiani di Joppe e la sua costante
azione agapica, nella quale si esprimono la scelta preferenziale del credente
per i poveri e una pienezza che non consente a un discepolo del Signore
di restare prigioniero della morte: la centralità di questi due elementi è confermata,
inoltre, dall’azione di intercessione della comunità stessa, che, mentre
è arricchita dal servizio di Tabithà, sa prendersene cura nel momento della
sua fragilità.
Alla fragilità fisica è dedicata, peraltro, anche la seconda delle note critiche
pubblicate nel volume. Partendo dalla lettura del testo di Noëlle Kesmarky
La nuit des autres. Témoignage d’une visiteuse d’hôpital CLOE TADDEI
FERRETTI riflette, forte anche della personale esperienza di volontariato, sulla
dignità della persona: se il valore di un essere umano va riconosciuto e custodito,
anche e soprattutto quando questi è in una condizione di evidente
fragilità, la persona che vive una malattia, specialmente se in fase terminale,
è per gli altri appello a una prossimità che restituisce all’ammalato il senso del
proprio esistere e, in certi casi, lo allevia nell’attraversamento della morte. La
breve nota si presenta, così, ricca di suggestioni che aprono, ancora una volta,
sull’ampiezza del concetto e della realtà di ciò che si indica con il nome
di “cura”: questa, in effetti, non può essere confusa e ridotta alla terapia e all’impegno
per la guarigione o al lenimento del dolore fisico.
Il tema della cura è al cuore dello studio di CORNELIUS IZUCHUKWU
OKAFOR: il caso dell’Igboland (nella Nigeria sud-orientale) consente all’autore
di approfondire le grandi questioni di ecologia integrale e di spiritualità
ecologica che emergono dalla Laudato si’ e di declinare il grande tema dell’ecospiritualità
in chiave cristiana. La sensibilità ecologica che, grazie a pastori
come Bartolomeo I e papa Francesco, le Chiese di Oriente e di Occidente
stanno imparando a coltivare e ad approfondire, è in effetti un fenomeno
tipico della modernità e affonda le sue radici nella ferita che l’uomo, sempre
più a partire dalla prima rivoluzione industriale, ha inferto alla natura: è la
coscienza di questa ferita a esigere quella «cura di ciò che è debole», della
quale Francesco d’Assisi è, sia pure in un senso non strettamente ecologico,
«esempio per eccellenza» (LS 10).
Nella linea della cura si colloca anche – stando a quanto il saggio di
ANTONIO PETRONE evidenzia – la predicazione, così come Alano di Lilla la
concepisce: il predicatore, infatti, dovrebbe agire sulla fragilità “spirituale”,
favorendo la conversione e la crescita soprattutto spirituale dei fedeli: nell’Ars
praedicandi del maestro di Lilla l’azione del predicatore a servizio dei
cristiani si dà all’interno di un medesimo cammino di rinnovamento spirituale,
che chiede a ciascuna delle due parti di crescere in ogni virtù, ancorandosi
a quella sana dottrina teologica che spetta al predicatore coltivare e
alla quale bisogna che ciascuno resti fedele.
Alla dottrina teologica, d’altro canto, l’intera comunità credente deve
costantemente riferirsi, anche per tutte le questioni giuridiche che regolano
l’andamento e la vita della Chiesa. Segno dell’attenzione che la nostra
Sezione riserva a tali questioni, grazie anche all’attività del Dipartimento
di Diritto Canonico, sono i due studi di FILIPPO IANNONE e di MICHELE
MUNNO. Il primo mette a fuoco l’attività del Dicastero per i Testi Legislativi,
offrendone una precisa lettura in occasione dei quarant’anni dalla promulgazione
del nuovo Codice di Diritto Canonico (1983), mediante il quale si
è tentato di tradurre in linguaggio canonistico la visione ecclesiologica del
Concilio Vaticano II. Nell’assolvere ai propri compiti, il Dicastero si pone al
servizio del papa e dei vescovi e agisce in comunione con essi, sulla base della
“necessità” del diritto, per la crescita della Chiesa nella carità. Anche lo
studio di Munno, prendendo in esame il contributo di Joseph Ratzinger allo
sviluppo del diritto canonico, prima come prefetto della Congregazione per
la Dottrina della Fede e poi come pontefice, mette in evidenza la natura eminentemente
teologica e spirituale delle questioni giuridiche: in particolare,
la scelta del titolo di “papa emerito” a partire dal 28 febbraio del 2013 è
specchio di una ben precisa concezione teologica, la quale non distingue tra […]





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