Descrizione
Prima della gloria dell’ebrea Edith Stein il Carmelo
aveva avuto una santa araba della Palestina,
Mariam Baouardy. Non una martire dei campi di
concentramento, ma una testimone della vera umiltà
nella dedizione di una vita trascorsa in ossequio di
Gesù Crocifisso. Una vita punteggiata di segni straordinari,
che tuttavia non sono l’essenza della sua
santità. La grandezza di questa figlia della Chiesa,
«Ponte tra i due polmoni della Chiesa, l’Oriente e
l’Occidente», sta nella sua piccolezza, nella costante
aderenza e nel continuo adempimento delle parole di
Gesù «Se non vi convertirete e non diventerete come i
bambini, non entrerete nel regno dei cieli»(Mt 18,4).
Papa Francesco – si leggeva in un comunicato ANSA del 17
maggio 2015 – è arrivato a piazza San Pietro dove sta per cominciare
la celebrazione per la canonizzazione di quattro
donne, due suore della Palestina, una italiana e una francese.
In piazza anche le delegazioni dei tre Paesi. Per la Palestina
è presente il presidente Abu Mazen; a guidare la delegazione
francese è il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve. Le
autorità italiane sono invece rappresentate dal sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti. Ma è
soprattutto la Palestina a fare festa oggi in Vaticano, anche
perché si tratta delle prime sante di questa terra nell’epoca
moderna. Sono arrivati dal Medio Oriente oltre duemila cristiani.
In piazza anche il Patriarca latino di Gerusalemme,
monsignor Fouad Twal. Fin dalle prime ore di questa mattina
piazza San Pietro era già un tappeto di bandierine verdi-bianche-
nere con il triangolo rosso.
Nel mio recente libro dedicato a svariati “Volti del
Carmelo”1, quello di suor Maria di Gesù Crocifisso,
non vi aveva trovato posto e, confesso, che
è stata una svista assai grave, data la sua testimonianza
formidabile di semplicità e umiltà. Un vero volto di
piccolezza, proprio secondo quanto insegna il Vangelo come
ideale di tutti. «In verità vi dico», ci dice, infatti, Gesù da quelle
pagine, «se non vi convertirete e non diventerete come i bambini,
non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,4).
Sì, prima della gloria dell’ebrea Edith Stein il Carmelo
aveva avuto una santa araba della Palestina, Mariam Baouardy.
Non una martire dei campi di concentramento, ma una testimone
della vera umiltà nella dedizione di una vita trascorsa
in ossequio di Gesù Crocifisso. Una vita punteggiata anche di
segni straordinari, ma non sono questi – come si legge nella
Lettera Pastorale degli Ordinari Cattolici di Terra Santa in occasione
del 125° della sua morte – «l’essenza della sua santità.
Questa consiste soprattutto nella semplicità e nella spontaneità
della sua vita di unione con Dio. Era analfabeta, ma dettò degli
scritti che manifestano un’esperienza spirituale simile a quella
dei grandi mistici nella storia della Chiesa»2.
«La canonizzazione di Mariam è l’occasione per far conoscere
e diffondere largamente i frutti di santità della Chiesa
d’Oriente», hanno scritto le monache del suo Carmelo di Betlemme.
«Effettivamente», aggiungevano, «Mariam è un Ponte
tra i due polmoni della Chiesa, l’Oriente e l’Occidente. Ella
raggiunge gli uni e gli altri, ricongiungendoli alle loro radici e
invitandoli alla comunione». Battezzata, infatti, nel rito bizantino
della Chiesa melchita, in Egitto parrocchiana della Chiesa
Copta, solo da religiosa entrò nel rito latino della Chiesa d’Occidente.
«Ci sia permesso di augurarci», scriveva nel 1930 un ebreo
convertito, «che questa piccola illetterata possa diventare la patrona
degli intellettuali»3. «Devo confessare di essere rimasto
impressionato», ha scritto, di fatto, Amedée Brunot nella prefazione
al suo libro su Maria di Gesù Crocifisso, «dal fascino che
la giovane mistica araba ha esercitato su numerosi intellettuali
cattolici: Maurice Barrès, Léon Bloy, Francis Jammes, Julien
Green, Jacques Maritain, Louis Massignon, René Schwob…».
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