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Servizio della Parola – n. 567

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COD: 1174615452 Categoria:

Descrizione

SOMMARIO

Chiesa domestica

5. La preghiera è casa (a cura di F. Zanotti e C. Morandini)

Leggere l’esperienza

5. La bussola (L. Molesti) 

L’uomo che cammina(G. Goccini) 

Il Giubileo: tempo di risveglio e rinnovamento spirituale(M. Assaf) 

Dalla Santissima Trinità alla 17a domenica ordinaria

15 giugno/27 luglio

Santissima Trinità (M. De Santis, M. Gallo)

SS. Corpo e sangue di Cristo (M. De Santis, M. Gallo) 

Santi Pietro e Paolo (M. De Santis, G. Canobbio, V. Brunello) 

14a domenica ordinaria (M. De Santis, P. Bignardi, V. Brunello) 

15ª domenica ordinaria (M. De Santis, D. Arcangeli, S. Cumia)

16ª domenica ordinaria (M. De Santis, D. Arcangeli, S. Cumia)

17ª domenica ordinaria (M. De Santis, A. Carrara, S. Cumia)

 

R U B R I C A – Chiesa domestica

5. La preghiera è casa – a cura di Federico Zanotti e Chiara Morandini

Comincia a far buio, una giornata di impegni, di lavoro o in università sta finendo. Rientro finalmente a casa. Appoggio lo zaino, mi tolgo la giacca, lascio fuori le scarpe a prendere aria e mi metto in tuta. Mi siedo comodamente sul divano, faccio ordine tra i messaggi ignorati e i pensieri accantonati. Mi rilasso un po’. Stamattina ho scongelato un paio di porzioni di zuppa pensando alla cena di stasera. Vado in cucina e comincio a preparare; apparecchio e scaldo la zuppa: mi prendo cura di questo momento in cui ci siederemo insieme a tavola. Ci raccontiamo come stiamo: è chiaro che non posso monopolizzare la cena con la mia giornata, devo lasciare spazio anche all’altro. Dialoghiamo e proviamo ad ascoltarci. La cena è finita. Non resta che sparecchiare, caricare la lavastoviglie e chiudere la cucina.

1. Tornando a casa Quando ci siamo fermati a immaginare cosa per noi fosse la preghiera, l’abbiamo immaginata così. Come un’entrata graduale in un ambiente familiare, un insieme di abitudini e di passaggi che ci preparano a un incontro, quello con il Signore. Ci sono dei gesti che, diventando pian piano un habitus, ci aiutano a entrare in contatto l’uno con l’altra. Sono come quelle piccole tradizioni che si instaurano fra amici. Non sono predeterminate, ma dopo qualche tempo ci accorgiamo che hanno arredato lo spazio “domestico” di quella relazione. E allora, come nel tornare a casa, entrando in preghiera è necessario fare pulizia mentale, liberare spazio dentro di noi: lasciamo fuori dalla porta tutti i pensieri che in quel momento ci affaticano o ci distraggono. Ci focalizziamo sull’incontro con il Signore che sta per avvenire. Ci mettiamo poi comodi: la posizione del corpo non è indifferente, perché se stiamo bene fisicamente permettiamo al nostro cuore di mettersi in ascolto. Ci possiamo poi preparare un po’ prima a quel momento: scegliere un brano sul quale sostare e studiarlo un po’, stamparci quell’intervento del papa che abbiamo sentito velocemente per radio e ci ha colpito, recuperare gli spunti offerti dal nostro don… Preparare con anticipo lo spazio dell’incontro conferisce importanza a quel momento, lo rende speciale. Poi inizia la preghiera vera e propria: cominciamo con un saluto, un segno di croce, per poi stare nel vivo del dialogo con il Signore. Il materiale su cui avremo deciso di pregare ci aiuterà a stare nella relazione con lui, proprio come faremmo con un amico. È importante mettersi in ascolto, di fronte alla sua Parola, e lasciarci attraversare. Stare in preghiera infatti non è solo riversare sul Signore le nostre frustrazioni, le nostre fatiche e le nostre gioie. In quanto relazione, si tratta di farsi ascoltatori e, allo stesso tempo, avere la certezza di trovare in quel luogo accoglienza totale e assoluta di ciò che siamo. Infine chiuderemo il momento con una preghiera e un ringraziamento. […]

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