Descrizione
Editoriale
M. Gallo
Il segreto del tempo
che non abbiamo
Studi
G. Mazza
Tempi della vita e tempo rituale
O.-M. Sarr
Il tempo celebrato:
tappe della vita e ritualità
F. Feliziani Kannheiser
Tempo, ritmo e rito nel bambino
S. Borello
Il rito:
la percezione della durata
M. Augé
L’anno liturgico è ancora attuale?
Formazione
G. Midili
I tempi del rito
F. Feliziani Kannheiser – M. Roselli
L’alfabeto della preghiera: Il tempo
Sussidi e testi
A. Parisi
Nascita, amore, dolore e morte
Concerto spirituale
Chiese della riforma
P. Ricca
Tempo e salvezza in Lutero
Chiese ortodosse
R. D’Este
Le icone delle «Dodici feste»
Documenti
M. Gallo
Il Motu proprio
Magnum principium
Cronaca
EDITORIALE di Marco Gallo
Il segreto del tempo
che non abbiamo
Editoriale
Si è compiuta la profezia del Manifesto
futurista (Marinetti 1909):
«Abbiamo già creata l’eterna velocità
onnipresente»? Vitale è la sfida pastorale
che si manifesta, secondo Giuseppe
Mazza, già autore di significativi
studi (2008, 2010) sulle conseguenze
antropologiche dell’esperienza di tempo
in cui siamo immersi. Egli registra
le conseguenze di tale fenomeno in
alcune mutazioni: distrazione facile,
frequente smarrimento degli obiettivi,
dissoluzione delle gerarchie. Che cosa
provoca nell’identità la frequentazione
ormai quotidiana di spazi distanti
e lo smarrimento delle soglie temporali?
I momenti rituali sono percepiti
frequentemente come ‘tempi morti’,
rivelati dal sintomo più infallibile dei
visi inespressivi. La liturgia come tempo
umanizzante e liberato dall’egemonia
dell’io, luogo di respiro, è il contributo
che la pratica cristiana è chiamata
a rinnovare.
Monaco dell’abbazia di Keur Moussa
(Senegal) e liturgista, Olivier-Marie
Sarr contribuisce alla riflessione svolgendone
un versante più costruttivo.
Pur in affanno, il post-moderno popola
comunque la sua esperienza del tempo
con feste frequenti. Esse ricalcano le
cadenze della società cristiana (festivo
– feriale, anno liturgico, soglie biografiche
sacramentalizzate), ma si lascia
leggere anche come manifestazione di
priorità relazionali, esperienza onorevole,
bisogno di ispirazione. La liturgia
ne emerge come linguaggio che dà
tempo alle feste, vocabolario per umanizzare
la pastorale liturgica.
La grammatica che permette questa
necessaria riflessione è la medesima
che le scienze pedagogiche ritrovano
nella genesi dell’identità infantile e poi
adulta. La vita, addirittura preparto,
percepisce già l’immersione in un universo
sonoro pulsante, in cui la mamma
coinvolge il bambino in una danza
e un canto, con il loro ritmo. Franca Feliziani
Kahnheiser offre una ricchissima
ricostruzione del processo in cui l’infante
è condotto nei ritmi, nel legame
sintonico con la madre. Emerge quasi
un lamento: voglio un tempo lento, lento,
da parte dell’infanzia odierna, sottoposta
ai ritmi degli adulti. Un tempo in cantato,
fatto di cura ma anche di noia,
popolato da rituali che si ripetono custodendo
il valore della fedeltà e della
presenza. La liturgia ecclesiale prende
quindi avvio tra le mura domestiche.
Questa grammatica primordiale come
reagisce nei nativi digitali? Il linguaggio
rituale, nella forma generalmente
praticata nelle comunità, riesce ad
adeguarsi alle necessità di esperienza
intensa, breve, emotivamente coinvolgente,
capace di un alternarsi di presa
di parola? Simona Borello mostra
brillantemente come gli interrogativi
sottostanti a questo espresso siano in
realtà assai numerosi e diramati.
Ai liturgisti Matias Augé e Giuseppe
Midili è affidata la pars construens
del percorso. Il popolo credente trova
nell’anno liturgico la dimensione nella
quale condividere l’oggi della fede,
itinerario scandito in tappe. Avere a disposizione
un tale apparato non pone
al riparo da difficoltà (i cicli sono più
contadini che cittadini, la domenica
non è il weekend, il tempo festivo – feriale
non è sovrapponibile al tempo di
lavoro – tempo libero): più che a ripensarne
la logica, la proposta di Augé
è di riguadagnarne il senso ancora non
del tutto espresso in pienezza dalla
pratica parrocchiale. Per questo la
conclusione della riflessione si allarga
al progetto di formazione liturgica, in
cui si offrono spunti che riposano sulla
consapevolezza che per cogliere la
natura del tempo liturgico, alle liturgie
preparate occorre dare tempo: cura,
pazienza, obiettivi a lungo termine,
lavoro comune, verifica del ritmo.
Le schede per la pastorale liturgica
completano nella stessa logica l’esercizio
per una pratica pensosa sul tempo
e sulla liturgia oggi.





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