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L‘infanzia di Gesù

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Descrizione

PREMESSA
di Benedetto XVI

Finalmente posso consegnare nelle mani del lettore il piccolo libro da lungo tempo promesso sui racconti dell’infanzia di Gesù. Non si tratta di un terzo volume, ma di una specie di piccola “sala d’ingresso” ai due precedenti volumi sulla figura e sul messaggio di Gesù di Nazaret. Qui ho ora cercato di interpretare, in dialogo con esegeti del passato e del presente, ciò che Matteo e Luca raccontano, all’inizio dei loro Vangeli, sull’infanzia di Gesù. Un’interpretazione giusta, secondo la mia convinzione, richiede due passi. Da una parte, bisogna domandarsi che cosa intendevano dire con il loro testo i rispettivi autori, nel loro momento storico – è la componente storica dell’esegesi. Ma non basta lasciare il testo nel passato, archiviandolo così tra le cose accadute tempo fa. La seconda domanda del giusto esegeta deve essere: è vero ciò che è stato detto? Riguarda me? E se mi riguarda, in che modo? Di fronte a un testo come quello biblico, il cui ultimo e più profondo autore, secondo la nostra fede, è Dio stesso, la domanda circa il rapporto del passato con il presente fa immancabilmente parte della stessa interpretazione.

Con ciò la serietà della ricerca storica non viene diminuita, ma aumentata. Mi sono dato premura di entrare in questo senso in dialogo con i testi. Con ciò sono ben consapevole che questo colloquio nell’intreccio tra passato, presente e futuro non potrà mai essere compiuto e che ogni interpretazione resta indietro rispetto alla grandezza del testo biblico.

 

ESTRATTO DAL PRIMO CAPITOLO

«DI DOVE SEI TU?»»

(Gv 19,9)

La domanda circa l’origine di Gesù quale domanda circa l’essere e la missione

Nel bel mezzo dell’interrogatorio di Gesù, Pilato all’improvviso pone all’accusato la domanda: «Di dove sei tu?». Gli accusatori avevano drammatizzato la loro richiesta della condanna a morte di Gesù dichiarando che questo Gesù si era fatto Figlio di Dio — un reato per il quale la Legge prevedeva la pena di morte. Il razionalista giudice romano, che aveva già espresso il suo scetticismo di fronte alla questione circa la verità (cfr. Gv 18,38), avrebbe potuto valutare ridicola questa pretesa dell’accusato. Tuttavia, egli si spaventò. In precedenza, l’accusato aveva dichiarato di essere un re, precisando che il suo regno, però, non era «di quaggiù» (Gv 18,36). Poi aveva accennato ad

un misterioso «di dove» e «per che cosa», quando aveva detto: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Tutto ciò al giudice romano doveva sembrare una fantasticheria. E tuttavia non riusciva a sottrarsi all’impressione misteriosa lasciata da quell’uomo, che era diverso dagli altri a lui noti che combattevano contro il dominio romano e per il ristabilimento del regno di Israele. Il giudice romano interroga circa l’origine di Gesù per capire chi Egli sia veramente e che cosa voglia.

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