Descrizione
Lo Spirito procede dal Padre, ma ne procede in quanto il Padre è (già) Padre del Figlio. […] L’esistenza della seconda ipostasi è il prerequisito o la “condizione” dell’esistenza della terza»2. Ecco quel che dichiarava il Colloquio ecumenico della commissione Fede e Costituzione, organizzato a Kligenthal (Alsazia) nel 19783. Proprio questa verità è stata integrata in un importante articolo del Catechismo della Chiesa cattolica (1992): «[…] l’ordine eterno delle Persone divine nella loro comunione consustanziale implica che il Padre sia l’origine prima dello Spirito in quanto “principio senza principio”, ma pure che, in quanto Padre del Figlio Unigenito, Egli con Lui sia “l’unico principio dal quale procede lo Spirito Santo”» (CCC 248). Rifacendosi a varie riprese precisamente a quest’ultimo testo, il documento più rilevante da parte cattolica sul Filioque, la Chiarificazione del 1995, dichiara pure la necessità di pensare in modo inscindibile generazione del Figlio e processione dello Spirito:
«Il Padre genera il Figlio soltanto spirando (in greco proballein) per mezzo di lui lo Spirito Santo, e il Figlio è generato dal Padre soltanto nella misura in cui la spirazione (in greco probolè) passa attraverso di lui. Il Padre è Padre del Figlio unigenito soltanto essendo per lui e per mezzo di lui l’origine dello Spirito Santo. Lo Spirito non precede il Figlio, poiché il Figlio caratterizza come Padre il Padre dal quale lo Spirito trae la sua origine, ciò che costituisce l’ordine trinitario. Ma la spirazione dello Spirito a partire dal Padre si fa per mezzo e attraverso (sono i due sensi di di’ in greco) la generazione del Figlio che essa caratterizza in modo trinitario. In questo senso san Giovanni Damasceno dice: “Lo Spirito Santo è una potenza sostanziale, contemplata nella sua propria ipostasi distinta, la quale procede dal Padre e riposa nel Verbo”»4.
Oltre alla nota filologica sulla traduzione di ekporeuesthai e proiein con il generico latino procedere5, tale è indubbiamente l’argomento dottrinale più importante di questo documento che deve molto al p. J.M. Garrigues.
Siamo convinti che questo rappresenti un vero passo avanti nel processo di avvicinamento con l’ortodossia6, ma anche che alcune altre cose vadano ulteriormente esaminate. Vorremmo perciò proporre un discernimento sulla questione della processione dello Spirito sottolineando i rispettivi e irrinunciabili pregi delle diverse prospettive, occidentale e orientale, mettendo però altresì il dito su talune loro carenze (foriere di dissenso), che impongono di per se stesse un superamento verso un magis dottrinale al quale ci convoca l’impellente esigenza di unità7. Per forza di cose esporremo personali riserve verso alcuni asserti di entrambi i pensieri latino e bizantino; lo faremo con profondo rispetto e col solo intento di contribuire un poco ad incamminarci verso la «verità tutta intera» (Gv 16,3) e il risanamento della frattura tuttora esistente che verte paradossalmente proprio su Colui che è artefice di ogni comunione. La nostra tesi centrale è che l’unica via di vera soluzione del contenzioso sarà una piena riscoperta della teologia del Padre con la connessa ricezione del principio teologico di “primato comunionale”, ovvero, per dirla in greco, di “pericoresi tra monarchia e koinonia”.
Il percorso comporterà tre tempi: ricorderemo la ricchezza della teologia occidentale (lo Spirito come Amore e Comunione), sottolineando però anche il rischio, in essa presente, di pensare una sorta di “diarchia” Padre-Figlio nella Trinità (§ 1). In parallelo, rievocheremo la bellezza e urgenza della mirabile teologia orientale che onora la Monarchia divina; senza sottacere, anche qui, il pericolo, insito in tale sforzo, di accentuare l’anarchia del Padre a scapito della proprietà positiva della paternità che è di generare il Figlio (§ 2). L’ultima sezione indicherà alcune vie di convergenza già percorse nella storia e taluni spunti per proseguire nella direzione della piena unità (§ 3).





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