Descrizione
Editoriale
La testimonianza come impegno
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato dai morti,
e noi tutti ne siamo testimoni (At 2,32)
La riflessione sulla testimonianza è rimasta per lungo tempo ai margini dell’interesse teologico, ma negli ultimi anni ha avuto una notevole ripresa, come si può vedere da un’abbondante e significativa letteratura, di cui abbiamo un saggio nel presente fascicolo. In particolare come cristiani, memori della parola di Gesù: «Di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8), siamo chiamati a comprendere sempre più che essere testimone non è tanto «testimoniare che», ma «rendere testimonianza a».
Gli apostoli e i primi discepoli di Gesù potevano testimoniare le cose che avevano visto e quasi toccato con mano (cf. 1Gv 1,1), mentre per noi, «uditori della Parola», si tratta di accogliere come vera la loro testimonianza e in tal modo credere alla rivelazione storica dell’amore di Dio culminata nella persona di Gesù, la Parola fatta carne. Come ci ricorda la Lumen gentium al n. 38: «Ogni laico deve essere davanti al mondo un testimone della risurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo». Il testo di Lumen gentium dice proprio «unusquisque laicus»: sarebbe stato meglio usare il termine «christifidelis», perché questa è la testimonianza fondamentale che viene affidata a ogni credente in Cristo, dal papa ai vescovi, dai sacerdoti e dai religiosi fino ai singoli fedeli.





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