Descrizione
Uno dei maggiori studiosi di Giovanni commenta integralmente il Quarto Vangelo e mette a disposizione del lettore i risultati della ricerca scientifica adottando uno stile discorsivo che rinuncia a citazioni e rimandi. Una breve introduzione presenta il testo e la sua struttura, e commenta il Prologo come il grande portale dell’intera costruzione. Il corpo del Vangelo viene suddiviso in due parti: Libro dei segni (la fede) e Libro della gloria (l’amore), mentre l’esegesi segue pericope per pericope, su una traduzione condotta direttamente dall’autore. Marchadour è attento al messaggio spirituale e teologico e sottolinea come l’appello al lettore costituisca un tratto tipico del racconto giovanneo. Diciassette riquadri tematici approfondiscono inoltre aspetti letterari e temi teologici e, dopo il commento alle unità narrative, un paragrafo intitolato «Finestre» suggerisce possibili prospettive di approfondimento spirituale. Un capitolo conclusivo riassume in modo efficace e semplice le caratteristiche letterarie e tematiche del Vangelo di Giovanni.
PRESENTAZIONE DELL’EDIZIONE ITALIANA
di ALFIO FILIPPI
Nell’itinerario classico della visita a Gerusalemme, è sempre previsto il monte Sion, con la serie di luoghi sacri alla memoria cristiana ed ebraica: la porta di Sion (o di Davide), il cenacolo, la basilica della Dormizione, la tomba di Davide e, più in basso, dove il dislivello diventa più forte, il complesso di San Pietro in Gallicantu. Qui, accanto alla chiesa, si trovano i resti di una strada d’epoca romana, tracciata con briglie di sasso che fissano i lunghi gradoni a pendio. Dato che la strada unisce il monte Sion dell’epoca di Gesù con la valle del Cedron e con il Getsemani, e continua poi sulle pendici del Monte degli Ulivi verso Betfage e Betania, si può legittimamente ipotizzare che per quella strada sia passato Gesù, nei suoi spostamenti indicati dai vangeli. L’insieme del complesso è di proprietà dei padri assunzionisti.
Per la ricchezza di questi rimandi, quando guido i gruppi in Terra Santa, do un grande risalto al luogo e lascio tempo ai pellegrini, perché lo capiscano fino in fondo. Due anni fa, mentre il gruppo si fermava per la visita, il negozio e il posto ristoro, ne ho approfittato per un colloquio con padre Alain Marchadour, che alloggiava appunto in quella comunità quale professore e ricercatore. Avevo saputo dall’editore Bayard che stava lavorando a un commento completo al Vangelo di Giovanni e ne avevo chiesto i diritti per le EDB. Di lui avevo già fatto tradurre il volume I personaggi nel Vangelo di Giovanni. Specchio per una cristologia narrativa (2007) e ne avevo apprezzato la semplicità del linguaggio, l’efficacia nel delineare il contenuto teologico e la visione d’insieme che ne risultava. Dopo il colloquio con l’editore alla fiera del libro di Francoforte, ora il colloquio con l’autore a Gerusalemme.
Questo Commento al Vangelo di Giovanni è in tutti i sensi la continuazione e il «compimento» del precedente volume sui personaggi dello stesso vangelo. I due lavori si integrano e ambedue sono unificati da una preoccupazione spirituale e teologica: proporre un ritratto di Gesù nel primo caso, accompagnare nell’itinerario di sequela del discepolo, che Giovanni sintetizza nel due verbi «andare da» Gesù e «vedere», nel secondo caso.’
Il metodo seguito in questo volume da padre Marchadour nella spiegazione del testo biblico si articola in tre momenti. Dapprima una lettura del testo, brano dopo brano, con la spiegazione accurata del suo contesto, dei concatenamenti tematici che permettono di cogliere lo sviluppo e l’arricchimento continuo dell’esposizione, dei vocaboli particolari e delle strutture linguistiche, che danno l’atmosfera spirituale e culturale del Quarto Vangelo. Poi un momento di «aperture» al di fuori e oltre il testo: un paragrafo che viene indicato con il suggerimento di ` Un itinerario di studio, dunque, ma soprattutto un itinerario di Chiesa e di discepolato. ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE Leggere s. Giovanni Fin dalla sua nascita, alla fine del I secolo, il Vangelo di Giovanni occupa un posto particolare nell’insieme degli scritti del Nuovo Testamento. Fra i quattro vangeli, quello attribuito a Giovanni, il discepolo prediletto, si colloca a parte. A modo suo, è una vita di Gesù, come le altre tre. Vuole raccontare il percorso di Gesù prendendone nello stesso tempo distanza ed elevatezza. È l’ultimo dei vangeli canonici, ha conosciuto gli altri tre che lo precedono e ciò gli offre una grande libertà per abbordare il percorso di Gesù in modo personale, e non se ne priva. Fin dalla sua nascita il Vangelo di Giovanni ha attirato e affascinato lettori di ogni epoca e condizione. Rispetto agli altri tre vangeli, propone un volto di Gesù dalla profondità sorprendente. Per qualificare l’elevatezza del suo sguardo e la sua capacità di farci contemplare la profondità del mistero dell’incarnazione, si è utilizzata la metafora dell’aquila. Alcuni lettori possono essere stupiti dal tono meditativo; sentenze misteriose escono dalla bocca di colui che si presenta come la luce del mondo. Da sempre, i teologi e i commentatori spirituali vi hanno scorto il risultato più perfetto della rivelazione. Giovanni, talora rappresentato con un calice in mano, e Paolo, munito di una spada, che talvolta si sono voluti contrapporre, si ritrovano nella loro presentazione di Gesù. Per il primo, è il Logos preesistente (Gv 1,1) e per il secondo, l’immagine del Dio invisibile, primogenito di ogni creatura (Col 1,15). I grandi concili cristologici, nel loro tentativo di iscrivere nel linguaggio del loro tempo il mistero di Gesù, vero Dio e vero uomo, non sorpasseranno Giovanni e Paolo nei loro scritti, l’uno con il racconto, l’altro con il discorso. Uno dei più grandi specialisti di Paolo, Jurgen Becker, ha persino riconosciuto in Giovanni il migliore interprete di Paolo, in particolare per la posizione eminente attribuita a Gesù Signore accanto al Padre. Entrambi iscrivono la comunità nel soffio dello Spirito e nell’urgenza dell’agape, amore del Padre per il Figlio, condiviso dai credenti, in un certo modo la loro carta d’identità come discepoli di Gesù. Il Vangelo di Giovanni è qui davanti a noi, disponibile per i nostri atti di lettura. Come leggerlo? Quali esigenze assolvere per essere un buon lettore? Origene, uno dei più grandi interpreti di Giovanni, ne fa questo ritratto: «Si deve osar dire che, di tutte le Scritture, i vangeli sono le primizie e che, tra i vangeli, le primizie sono quello di Giovanni, del quale nessuno può comprendere il senso se non si è chinato sul petto di Gesù e non ha ricevuto da Gesù Maria come madre». L’autore La tradizione non ha mai dubitato che Giovanni, figlio di Zebedeo, fosse l’autore del vangelo. Ireneo (verso il 180), che ha conosciuto Policarpo (a sua volta prossimo di Giovanni), afferma: «Dopo gli altri discepoli, Giovanni, il discepolo del Signore che riposò sul suo petto, diede anch’egli la sua versione del vangelo mentre soggiornava a Efeso» (Adversus haereses III, 1,2). Il Canone di muratoriano (170-200), che contiene il catalogo dei libri del Nuovo Testamento, afferma: «Il quarto vangelo è quello di Giovanni, uno dei discepoli. Siccome i suoi condiscepoli ed episcopi lo esortavano, disse loro: “Digiunate con me per tre giorni e ci racconteremo gli uni gli altri quel che ci sarà stato rivelato”. In quella stessa notte fu rivelato ad Andrea, uno degli apostoli, che Giovanni doveva scrivere tutto a suo nome con l’autentificazione di tutti». Clemente d’Alessandria (210) distingue i vangeli sinottici da quello di Giovanni con una formula leggendaria ma ingannevole se presa alla lettera: «Per ultimo Giovanni, vedendo che gli altri avevano riferito soltanto i fatti materiali, incoraggiato dai suoi amici e divinamente ispirato dallo Spirito Santo, scrisse il vangelo spirituale». Nel corso del XIX secolo la paternità di Giovanni, figlio di Zebedeo, ha cominciato a essere discussa. Esiste un testo di Papia, vescovo di Gerapoli nel II secolo, riportato da Eusebio di Cesarea, che ha fatto nascere delle ipotesi azzardate: «Se mai venisse qualcuno che sia stato seguace deiresbiteri lo interrogherei sulle parole dei presbiteri: su che cosa abbiano detto Andrea o Pietro, o Tommaso Giacomo, o Giovanni o Matteo, o qualsiasi altro dei discepoli del Signore; e su ciò che dicono Aristjone e il presbitero Giovanni, discepoli del Signore» (HE 3,39,4). Alcuni hanno voluto riconoscere nel secondo Giovanni, chiamato il Presbitero, íl vero autore del vangelo. Ma i cattolici hanno difeso vigorosamente la forza della tradizione, affermando Con autorità in un testo della Commissione biblica nel 1907 la paternità giovannea del vangelo sia per ragioni interne che esterne. Chi era veramente? La tradizione lo ha identificato con uno dei figli di Zebedeo. Dopotutto nulla si oppone a questa identificazione, a condizione di maneggiarla con una certa elasticità. Ma il Vangelo di Giovanni ci permette di andare oltre e di ricercare questa figura apostolica tra i discepoli di Giovanni Battista. Possiamo qui evocare che Giovanni, a differenza dei sinottici, colloca molti discepoli di Gesù nella cerchia di Giovanni Battista. Giovanni, autore del vangelo, sarebbe tra questi. Abitante della Giudea, egli ha Un’ottima conoscenza dell’ambiente giudaico, della geografia, e in generale, di tutti i fatti di Gesù accaduti in Giudea. L’approccio critico ha sottolineato i problemi letterari posti da questo vangelo: differenze di stile, difficoltà logiche, ripetizioni e anche doppioni. Sul piano del contenuto, sembrano coabitare visioni cristologiche diverse, la presentazione dei giudei mette insieme parecchi punti di vista. Questo libro, che non ha modelli nella letteratura antica, ci sconcerta e la critica ha cercato una chiave che possa rendere conto di tutto questo. Essa ha immaginato che all’origine del testo ci siano diverse fonti: discorsi da un lato, racconti dall’altro, e ha proposto diverse edizioni successive del libro. Un autore inglese ha persino immaginato un incidente avvenuto prima della finitura del vangelo. I fogli si sarebbero mischiati, e non essendo più presente Giovanni per ritrovare l’ordine iniziale, il segretario avrebbe qua e là preso degli abbagli! Essendo il vangelo composto male fin dall’origine, sarebbe necessario ristabilire l’ordine perturbato, e alcuni autori moderni non esitano a spostare, con disinvoltura, capitoli e versetti. Oggi nessuno ammette questa soluzione talmente estrema da creare più problemi di quanti ne risolva. Il Vangelo di Giovanni esiste soltanto nella sua forma attuale, e bisogna rendere conto di questo vangelo, e non di un vangelo immaginario che vorremmo ricostruire. Di fronte a questi approcci critici, da alcuni anni sono state proposte nuove letture. Chiamate a volte narrative, queste letture privilegiano il libro finito con la propria coerenza, il proprio intreccio e la propria logica. Il lettore, troppo spesso dimenticato, ritrova il suo posto, poiché senza di lui il libro è soltanto un mucchio di carta inutilizzabile. È in questa prospettiva che il nostro commento vorrebbe situarsi. Non ignoriamo le questioni critiche, ma diamo il giusto peso all’importanza di aprire il libro come una costruzione ispirata da una vera logica, che segue un vero intreccio. Il Vangelo di Giovanni è un’opera letteraria rilevante. Le ipotesi evocate sopra testimoniano perlomeno che il Vangelo di Giovanni (come tutti gli scritti del Nuovo Testamento), nato in una cultura diversa dalla nostra, obbedisce ad altre concezioni letterarie. Il Vangelo di Giovanni: unità o diversità? Il Vangelo di Giovanni propone al lettore una visione contrastata: da un lato l’insieme sembra mettere assieme dei pezzi talora eterogenei, dall’altro, per chi ha una sensibilità narrativa, sono la coerenza e l’unità a imporsi. Nell’insieme, il testo di Giovanni non pone grossi problemi testuali. Abbiamo la fortuna, unica nella storia dei testi, di avere numerosi testimoni: diciassette papiri (su ottanta per il Nuovo Testamento) e numerose pergamene. Tra i papiri, bisogna segnalare il P” che contiene Gv 18,31-33.37. Questo piccolo papiro, ritrovato in Egitto nel 1905, è stato datato negli anni 120 d.C. E il più antico papiro del Nuovo Testamento, separato dalla nascita del vangelo soltanto da una trentina di anni. Dunque, una ventina d’anni dopo la scrittura del vangelo, sono già in circolo dei testimoni testuali, il che conferma l’ampia diffusione del vangelo nel momento in cui nasce il codex, antenato del nostro libro moderno, che prende il posto del rotolo. Tra questa ventina d’anni e le migliaia di anni che intercorrono per l’insieme della produzione letteraria profana latina e greca c’è un abisso! Invece bisogna rimettere in discussione l’idea che il Vangelo di Giovanni sarebbe il risultato di addizioni successive, fatte senza preoccupazione letteraria e narrativa. In realtà, così com’è, il vangelo porta l’impronta di uno scrittore. Opera letteraria potente, il vangelo è costruito attorno a Gesù, figura centrale del racconto, dall’inizio nell’ambiente battista fino alla sua risurrezione gloriosa. Un vero libro Due papiri di Giovanni, scoperti in Egitto nel 1952, datati all’inizio del II secolo (tra il 180 e il 220), hanno apportato nuova luce sul Vangelo di Giovanni. La scoperta ha messo a disposizione dei ricercatori, in modo insperato, due papiri. miracolosamente conservati lla diciotto secoli. Questi due manoscritti di Giovanni potevano far parte di una collezione di papiri appartenente a un erudito o a un’istituzione. La storia della lettura del Vangelo di Giovanni si sviluppa in maniera ininterrotta da questi primi codici. Da quei tempi lontani fino ai nostri giorni, il libro ha proseguito il suo viaggio, portato di secolo in secolo, da lettori diversi. Il Vangelo di Giovanni rimane, disponibile ai diversi approcci critici, spirituali, diacronici, sincronici, mistici. Ogni lettura apre un cammino diverso nella foresta giovannea, in mezzo a quei grandi alberi luminosi che sono i ventuno capitoli del libro. Ciascuno sceglie il suo cammino, talora arrestandosi vicino a un albero particolare, talora cercando di cogliere l’armonia dell’intera foresta. Il commento che propongo qui è nato da una lunga frequentazione del Vangelo di Giovanni. Nel mio itinerario di biblista, ho avuto la gioia di percorrere, in molti modi, i capitoli e i versetti di Giovanni. Attraverso la ricerca, la scrittura, l’insegnamento accademico, il lavoro di traduzione, il commento, i ritiri, gli interventi più pastorali, il Vangelo di Giovanni è stato per me, da molti anni, un compagno e una guida quotidiana. Queste diverse letture, lungi dall’esaurirne il senso, lo facevano venire alla luce sempre nuovo e sorprendente. Poi, lavorando per alcuni anni in vista di una tesi in teologia sulla storia di Lazzaro, ho meglio compreso la forza di seduzione di questo vangelo, anche al di là delle frontiere del mondo credente. Più di altri, sono consapevole della sua origine complessa e, malgrado tutte le ricerche degli specialisti, constato che merita ancora il suo appellativo di vangelo enigmatico. Sulla sua storia, sulle diverse tappe della sua redazione, sul suo consenso nella grande Chiesa, sull’identità dell’autore, permangono delle domande e nulla lascia presagire delle soluzioni definitive prossime. Ma che importa! Questo deficit di conoscenze riguardo alla produzione del libro è la faccia opposta di una bella conquista, cominciata fin dal I secolo: l’avventura della lettura del vangelo, sempre ripresa e sempre feconda. La grandezza di un libro come il Vangelo di Giovanni consiste nel rivolgersi a ogni sorta di lettori: ignoranti e semplici, studenti, insegnanti, piccoli e grandi, credenti e non credenti. In questo commento, non ci sono delle note a piè di pagina. Tuttavia non voglio cancellare il mio debito nei confronti dei numerosi autori che mi hanno preceduto e dai quali ho molto attinto. Alla fine del volume, sono citati i libri più utilizzati, per rispetto degli autori e per eventuali consultazioni da parte dei lettori. Per il lettore, l’oggetto principale è il testo di Giovanni; il commento non ha altro scopo che quello di aiutare ciascuno a leggere, sotto la direzione dello Spirito.





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