Descrizione
Questo libro s¿interroga su ciò che è esperienza religiosa e sul linguaggio adeguato per coglierne la verità interna. Con ciò ci si trova immediatamente trasferiti nel suo lessico «sapienziale» che è il luogo originario più vicino all¿esperienza del Sacro e al movimento insondabile della vita, alla radice della nostra stessa esistenza con tutte le immagini formative e i suoi contenuti espressivi. Dentro un tale contesto si tenta di mostrare l¿insufficienza del cosiddetto «razionalismo» e della sua forma «astratta» di sapere che ha per lungo tempo permeato l¿esegesi biblica e la stessa riflessione sulla religione. Kant ed Hegel sono assunti a figure rappresentative di un tale sapere e con essi in particolare, con i vantaggi e gli svantaggi offerti dai loro paradigmi interpretativi della religione, questo lavoro tenta di definire il terreno di un franco dialogo. Si tratta di restituire legittimazione e dignità a quell¿altra forma di sapere che si è sedimentato nel lessico sapienziale ed è da esso veicolato, richiamandone la connessione con i caratteri di ciò che è insieme esperienza individuale e storica, punto d¿incrocio di traiettorie lontane e vicine, capacità di andare al cuore delle cose senza trascurarne gli effetti sul presente, sapere, per dirla con un¿immagine dantesca, che «spazia» e «sazia». Su questo sfondo emerge il nucleo centrale del libro: quello del rapporto tra religione razionale e religione storica/rivelata; il tentativo di un¿interpretazione della religione come esperienza storica, ma anche una lettura della modernità non come pura rottura con la nostra eredità religiosa, ma a partire dalle sue radici religiose.





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