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Parole di Vita

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Descrizione

IL LIBRO DI ISAIA

IL QUINTO VANGELO

Annalisa Guida

ASCOLTARE L’ANTICO NEL NUOVO

Lorenzo Gasparro

IL SUCCESSO DI UNA CITAZIONE.

IS 6,9-10 ATTRAVERSO

IL NUOVO TESTAMENTO

Mirko Montaguti

MATTEO HA INVENTATO

LA NASCITA VERGINALE DI GESÙ?

IS 7,14 E LE SUE RISONANZE

Iranzu Galdeano

LA VOCE CHE GRIDA, IL BATTISTA E LA BUONA NOTIZIA. IS 40,3 NEI VANGELI

Antonio Pitta

ISAIA E L’«EVANGELO DI DIO» NELLA LETTERA AI ROMANI

Marco Di Giorgio

ISAIA NELL’APOCALISSE: TRAIETTORIE DI PROFEZIA

Massimo Gargiulo

RIPRESE EBRAICHE DI ISAIA: IS 61,1-2: L’ECCELLENZA DELL’UMILTÀ

Zeno Carra

RIPRESE PATRISTICHE DI ISAIA: IS 61,2: «ANNO ACCETTO» IN IRENEO DI LIONE

BIBBIA E SCUOLA

Gian Paolo Bortone

Da Barney a Caparezza: il quinto, ma anche il sesto vangelo

IL PROFETA NELLA LITURGIA

Angelo Lameri

Il Lezionario nel tempo ordinario

APOSTOLATO BIBLICO

Emanuela Buccioni

Un cammino condiviso che costruisce comunione

VETRINA BIBLICA

INDICE 2024

ARTE

Marcello Panzanini

Uno sguardo diverso: Giovanni Battista interrogato dai farisei di G.B. Cremonini

 

EDITORIALE

Le numerose riprese del libro di Isaia nel Nuovo Testamento e, in particolare, alcune sue espressioni e profezie, hanno portato spesso ad appellarlo anche come il “quinto vangelo”. Per quanto si tratti di una definizione tradizionale non più condivisa da tutti gli studiosi, ha ancora una certa efficacia, non solo se si pensa alla portata di “lieto annuncio” che assumono molte pagine di Isaia (specialmente dei capp. 40 e 61 e, in generale, della seconda parte), ma anche se è vero che la Scrittura è spesso da intendere come ri-scrittura, un processo continuo di rimandi e riprese di opere precedenti in testi successivi, fenomeno molto antico (anche se messo espressamente a tema solo in tempi recenti) che prende il nome di intertestualità. Infatti, come spiega in apertura Annalisa Guida, nonostante il termine “intertestualità” provenga da teorie letterarie del secolo scorso, ascoltare l’antico nel nuovo è prassi antichissima e riguarda la stessa gestazione dei testi biblici e l’ermeneutica rabbinica (e non solo la rilettura fatta dagli agiografi cristiani alla luce dell’evento Gesù). Tra le pagine riprese nel Nuovo Testamento Is 6,9-10 può essere considerato un vero “best-seller”, citato in modo esplicito in tutti i vangeli canonici e in Atti, oltre a due occorrenze più allusive. Una presenza così diversificata permette di comprendere le logiche delle riprese neotestamentarie e la libertà dei redattori nell’adattare i testi alle proprie intenzioni, al contesto di inserimento e al progetto d’insieme della loro narrazione (Lorenzo Gasparro). Come già anticipato nel terzo fascicolo, una delle riprese isaiane più celebri, ma anche in un certo senso più ambigue, è quella fatta da Matteo circa la nascita dell’Emmanuele (Is 7,14) e di Gesù: come fu per Acaz, le parole del messaggero divino hanno la funzione di aiutare Giuseppe nel discernere; la formula di compimento pronunciata dal narratore prima della citazione di Isaia (Mt 1,22-23) permette al lettore di ricontestualizzare e di associare a Maria la figura femminile dell’oracolo  e di cogliere nel nome Emmanuele un riferimento a Gesù (Mirko Montaguti). La figura del messaggero e la voce che grida di Is 40,3, invece, sono riprese da tutti e quattro gli evangelisti in riferimento a Giovanni Battista. Iranzu Galdeano ne illustra le diverse sfumature e sottolinea le differenze tra i sinottici, che la riferiscono al personaggio associandolo a Elia, e il quarto vangelo, in cui è il Battista stesso a identificarsi con la citazione, seppur rifiutando di essere quel profeta. Isaia è il profeta più chiamato in causa anche da Paolo, soprattutto nelle lettere (1–2 Corinzi, Galati e Romani), per tre questioni capitali: la messianicità di Gesù, la salvezza d’Israele e la missione dei gentili. Antonio Pitta si sofferma in particolare sulla Lettera ai Romani, attraversata dal profeta Isaia, che ha visto la bellezza dei «piedi che annunciano cose buone»: quelli di chi, sospinto dallo Spirito, diventa testimone del Risorto. I richiami all’Antico Testamento, soprattutto ai profeti, sono numerosi in Apocalisse, seppur quasi mai in maniera diretta e chiara. Isaia, in particolare, è citato o evocato circa centoquaranta volte, ma in che modo? Massimo Di Giorgio ci guida alla scoperta dei temi comuni. Il percorso delle Riprese ebraiche e patristiche si chiude con Is 61,1-2, «l’anno di grazia del Signore ». Nella rilettura ebraica (Massimo Gargiulo) emergono tre filoni interpretativi: uno escatologico, in cui si inserisce il riferimento dei cristiani al ministero storico di Gesù; un altro sull’umiltà come vertice delle virtù; e, infine, un terzo sull’eccezionalità della vocazione di Isaia. Per la patristica è stata determinante la rilettura fatta da Gesù stesso all’inizio del ministero (Lc 4,18-19), ma sono state le indicazioni temporali del v. 2 a suscitare un dibattito esegetico alla fine del II secolo (Zeno Carra). Così ci congediamo da Isaia, dando al pubblico di Parole di Vita appuntamento al 2025.

Elena Maria Laluce

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