Descrizione
Il «Figlio dell’uomo»: perché scrivere ancora su un tema tanto dibattuto, intorno al quale si sono pronunciati gli esegeti più autorevoli nell’arco di diversi decenni? La ragione della scelta dell’autore sta in una curiosità nata intorno a un particolare all’apparenza marginale, un particolare appena citato durante il convegno internazionale Il messia tra memoria e attesa che si tenne a Venezia nel luglio 2003. In quella occasione, il biblista statunitense James Charlesworth ebbe a dire: «Ogni studio sull’origine del Figlio dell’Uomo dovrebbe includere una discussione sulla presenza dell’espressione in Ezechiele». Fabrizio Demelas ha voluto riprendere la sollecitazione di Charlesworth per verificarne la validità alla ricerca di eventuali implicazioni che il riferimento al libro di Ezechiele potrebbe avere sulla lettura di «Figlio dell’uomo» nel Nuovo Testamento. Ne emerge un quadro che trova nel libro di quel profeta la fonte più probabile da cui gli evangelisti pare abbiano attinto. Grazie a questa lettura, la figura del «Figlio dell’Uomo» appare in tutto il suo spessore come l’originale proposta di Gesù di fronte alle attese di Israele.





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