Descrizione
Editoriale
I temi che «Rivista Liturgica» ha affrontato soprattutto durante i cinquant’anni segnati dal Concilio Vaticano II e dalla riforma che ne è scaturita, hanno svolto un servizio prezioso per riflettere su prospettive di attualità. Lo sguardo sulla successione delle annate permette di verificare il caleidoscopio di argomenti che, nel loro insieme, delineano l’inesauribilità del tema liturgico, mentre sollecitano il bisogno di proseguire in tale missione.
Il tema proposto dall’attuale fascicolo è una novità assoluta nel panorama di quanto finora queste pagine hanno trattato. Ne siamo consapevoli, e ci accostiamo quasi in punta di piedi, ben sapendo che ci stiamo trovando all’inizio di una nuova era non tanto per ciò che riguarda lo sviluppo delle tecnologie, quanto soprattutto per i riflessi e le conseguenze che tali tecnologie comportano.
Lo sviluppo dell’elettronica (nuovi media) e il conseguente linguaggio virtuale sta provocando risvolti che rifluiscono anche nel contesto liturgico. Un esame del fenomeno in generale e degli elementi specifici che vengono attivati, richiama il dovere di accostare oggi questo ambito per educare a un corretto uso delle soluzioni e applicazioni che la tecnica ha già messo a punto, e per far sì che le eventuali scelte o i prodotti immessi sul mercato non disorientino rispetto all’obiettivo che i linguaggi del culto devono possedere.
L’ars celebrandi non teme il confronto con la modernità: celebriamo in una società in cui la persona utilizza la virtualità per «comunicare» con se stessi e con gli altri. I nuovi linguaggi mediali mettono in gioco, però, rapporti fondamentali nel processo comunicativo: quello tra cultura e natura, tra realtà simbolica e realtà virtuale, tra comunicazione massmediatica e comunicazione liturgica. Tutto ciò richiede una riflessione finalizzata a elaborare criteri di discernimento e di azione per una veritas del linguaggio celebrativo in vista di un’esperienza comunicativa autentica, per un incontro reale con la comunità e con Dio, e per coinvolgere la corporeità della persona e della comunità (udito, vista, tatto, gusto, olfatto) al di là degli «effetti» che invece i media sollecitano.





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